25/03/2026
In un mondo che cambia a velocità sempre più vertiginosa, restare aggiornati non basta più. Servono spazi di confronto, apprendimento e condivisione continua. Luoghi – anche digitali – dove chi lavora nella stessa direzione può scambiarsi esperienze, buone pratiche, domande, soluzioni.
In un mondo che cambia a velocità sempre più vertiginosa, restare aggiornati non basta più. Servono spazi di confronto, apprendimento e condivisione continua. Luoghi – anche digitali – dove chi lavora nella stessa direzione può scambiarsi esperienze, buone pratiche, domande, soluzioni.
È da qui che nascono le comunità di pratica: gruppi informali ma strutturati in cui professionisti con ruoli simili, obiettivi comuni o sfide condivise si incontrano per imparare gli uni dagli altri, scambiarsi esperienze reali, costruire soluzioni nuove.
Non sono gruppi Facebook. Non sono helpdesk tecnici. Non sono corsi frontali. Sono luoghi di dialogo tra pari, in cui la conoscenza non arriva dall’alto, ma si sviluppa dal basso, in modo partecipativo. Non inseguono l’hype, ma l’efficacia. Ed è anche per questo che, negli ultimi anni, sono entrate stabilmente nel lessico delle politiche pubbliche più evolute, diventando una leva strategica di trasformazione della PA e aiutando a ridurre l’isolamento tra uffici e territori, a far circolare le buone pratiche, a dare voce a chi lavora ogni giorno nei servizi.
Decidim (https://decidim.org/) è un’infrastruttura digitale open source pensata proprio per supportare processi partecipativi, collaborazione e coinvolgimento attivo di comunità e istituzioni.
kapusons x Regione Marche
In linea con questo approccio, ci è stato affidato il compito di implementare e animare la piattaforma regionale delle Comunità di Pratica Professionale ICT per la Regione Marche. Un progetto ambizioso, che mira a rafforzare l’interoperabilità e la collaborazione tra le PA locali, facilitando la circolazione di conoscenze, esperienze e soluzioni digitali.
Cosa faremo in questo progetto?
Lavoreremo a costruire un ecosistema che non si limiti a “mettere in rete” le persone, ma che le aiuti a cooperare, produrre valore, innovare insieme.
Progetteremo l’infrastruttura digitale
Una piattaforma semplice, accessibile e centrata sugli utenti. Non un altro software da subire, ma uno spazio intuitivo in cui i partecipanti potranno:
- aprire discussioni su problemi specifici
- condividere documenti, casi studio, strumenti
- accedere a biblioteche tematiche
- partecipare a percorsi formativi
- co-creare soluzioni in modo collaborativo
Attiveremo e faciliteremo le prime comunità coinvolgendo dirigenti, funzionari, tecnici informatici, responsabili della transizione digitale e altri attori della pubblica amministrazione. Individueremo le aree tematiche chiave in ambito ICT, metteremo insieme gruppi di persone con competenze ed esigenze comuni e li aiuteremo a costruire identità, obiettivi e routine di lavoro. Li accompagneremo passo dopo passo, con facilitazione esperta, materiali di supporto e strumenti per trasformare l’interazione in valore.
Struttureremo percorsi di partecipazione basati su bisogni reali, con un approccio graduale e sostenibile, che metta al centro il valore dello scambio orizzontale.
Le comunità non si creano da sole: vanno coltivate. Creeremo occasioni di confronto (in presenza e online), eventi tematici, momenti di condivisione di risultati. Lavoreremo su dinamiche di ingaggio, motivazione, apprendimento tra pari. Svilupperemo toolkit operativi, rubriche editoriali, contenuti formativi ad hoc.
Svilupperemo format, strumenti e contenuti che facilitino il dialogo, la condivisione di buone pratiche e la crescita delle competenze.
Misureremo il cambiamento: useremo indicatori di performance qualitativa e quantitativa per monitorare l’evoluzione delle comunità: quanto partecipano? Cosa producono? Che valore generano? Questo ci permetterà di ottimizzare il modello, renderlo replicabile e scalabile in altre aree tematiche e territori. E di restituire valore continuo alle persone coinvolte e all’amministrazione nel suo complesso.
Le comunità di pratica, se ben progettate e accompagnate, possono trasformarsi in motori di innovazione lenta ma costante. Non gridano, non brillano. Ma fanno funzionare meglio le cose.
E a noi, che siamo nati per costruire mondi, questo basta.