09/01/2026
L’intelligenza artificiale è entrata in modo dirompente nelle routine di chi sviluppa (e non solo). C’è entusiasmo, ma anche molta incertezza: toglierà lavoro? Cambierà le regole del gioco? È un alleato o una minaccia?
Su questo, ci siamo fermati a riflettere. Lo abbiamo fatto insieme al nostro CTO Daniele Di Bella – uno che programmava prima che esistessero i social, il web, la programmazione a oggetti e il machine learning.
Non per inseguire hype o posizioni di facciata, ma per capire davvero che ruolo può (e deve) avere l’IA nel nostro modo di lavorare.
Ne è emersa una posizione chiara, che vogliamo condividere. Non come verità assoluta, ma come punto di partenza per un confronto aperto.
Rispetto alla paura diffusa che l’IA possa togliere il lavoro agli sviluppatori, siamo piuttosto sereni.
Da tempo la utilizziamo ogni giorno, in modo sempre più efficace. Non come sostituto, ma come estensione del nostro pensiero e della nostra capacità di progettare. Lavorare con l’IA per noi significa avere accanto un collega con cui confrontarsi, testare approcci, rifinire soluzioni, fare brainstorming, discutere architetture, validare idee. E sì, anche scrivere codice in modalità pair programming.
La differenza la fa l’approccio: governarla o subirla. Chi prende per buono tutto ciò che produce, senza comprenderne le implicazioni, si ritrova con soluzioni fragili e ingestibili.
Chi invece la guida, ottiene risposte più veloci, codice più solido, idee nuove.
Siamo davanti a una tecnologia agli inizi, ma con una velocità di evoluzione mai vista prima. E questo impone un atteggiamento attivo, di apprendimento costante, aggiornamento continuo, consapevolezza.
Nessun allarmismo. Nessuna celebrazione cieca. Solo una certezza: l’intelligenza artificiale non toglie lavoro a chi lo sa fare bene. Lo potenzia.