Fino al 20 settembre, Villa Rosa ospita “R.O.S.A. – Romantica Ossessione Senza Armonia”, una mostra che, nel nome di Joseph Beuys, trasforma l’eredità artistica in una domanda aperta sul nostro tempo.
Ci sono luoghi dove l’arte non è solo da guardare, ma da vivere. Luoghi in cui il passato dialoga con le urgenze del presente e la bellezza diventa un atto di responsabilità. Villa Rosa, hub culturale e sociale di Anacapri è uno di questi.
La mostra, organizzata dal Consorzio Sale della Terra, in collaborazione con il Comune di Anacapri, mette in dialogo alcune opere iconiche dell’artista tedesco con il lavoro di tre artisti contemporanei: Alessandro Rillo, Alessio Romenzi e Bruno Albi Marini. Tre linguaggi diversi per attraversare temi che continuano a riguardarci da vicino: il rapporto tra uomo e ambiente, i conflitti globali, la memoria, l’identità, l’iperconnessione e la responsabilità dell’individuo nella società.
R.O.S.A.: un nome che è una dichiarazione
L’acronimo “Romantica Ossessione Senza Armonia” è una chiave di lettura della mostra: racconta l’arte non come ricerca di una perfezione statica, ma come un’ossessione che spinge a cercare una verità più profonda nel disordine del sentimento e nel caos del mondo.
Al centro di questo percorso c’è Joseph Beuys, che a Capri riconobbe un luogo simbolico dove natura ed energia sembravano convergere. La sua idea di “scultura sociale”, la convinzione che ogni individuo, con la propria creatività e il proprio gesto, possa e debba contribuire a modellare la società, è il cuore pulsante della mostra. Così come il suo monito più celebre: “La rivoluzione siamo noi”.
Perché Villa Rosa: quando un luogo sposa un’idea
La scelta di Villa Rosa non è casuale. La villa non è un semplice spazio espositivo, è un laboratorio vivo di inclusione e coesione sociale. Un luogo in cui l’accoglienza e la partecipazione non restano concetti astratti, ma diventano pratiche quotidiane. Per questo la mostra trova qui una risonanza particolarmente forte.
Se per Beuys l’arte è una forma di trasformazione collettiva, Villa Rosa diventa il luogo ideale per accogliere un progetto che parla di responsabilità, comunità e futuro. La mostra non vive isolata dalle persone e dal territorio che la ospitano. Entra in dialogo con una comunità, con una visione del fare cultura come esperienza aperta, accessibile e condivisa. Perché se l’arte è davvero una scultura sociale, anche l’inclusione può essere pensata come una grande opera collettiva.
Il nostro lavoro: come abbiamo dato forma al racconto di R.O.S.A.
Per R.O.S.A. – Romantica Ossessione Senza Armonia, noi di kapusons abbiamo avuto il piacere di accompagnare Villa Rosa nella costruzione dell’identità visiva, del racconto e della comunicazione della mostra.
Un lavoro che è andato oltre la semplice promozione dell’evento che ci ha coinvolti in ogni fase, trasformandosi in una vera e propria partnership attiva per valorizzare il progetto in ogni suo aspetto.
Il primo passo è stato la progettazione dell’identità visiva della mostra, a partire dalla realizzazione del logo di R.O.S.A., pensato per dare riconoscibilità al progetto e mantenerne coerenza su tutti i materiali.
Da lì abbiamo costruito un sistema grafico capace di accompagnare la mostra dentro e fuori gli spazi espositivi.
La locandina è l’elemento che forse riassume meglio questo approccio. Al centro una rosa rossa è immersa in un cilindro graduato da laboratorio.
Un richiamo diretto alla “Rosa per la Democrazia Diretta” di Joseph Beuys, simbolo della sua idea di arte come “scultura sociale” capace di innescare il cambiamento.
E il mare di Capri, rappresentato dalle onde stilizzate alla base, che contestualizza l’opera e radica un pensiero universale nel luogo fisico che lo ospita.
Un ruolo centrale lo ha avuto la realizzazione del progetto editoriale e grafico del catalogo. Uno strumento capace di restituire la complessità della mostra e di prolungarne l’esperienza oltre gli spazi di Villa Rosa.
R.O.S.A. tiene insieme molti livelli: il pensiero di Beuys, il dialogo con gli artisti contemporanei, il ruolo di Villa Rosa, i testi istituzionali e curatoriali, le opere esposte, i temi sociali, ambientali e politici che attraversano il progetto. Il catalogo doveva dare ordine a tutto questo.
Abbiamo quindi lavorato a una struttura editoriale chiara, per accompagnare il lettore nel percorso della mostra: dai testi istituzionali e curatoriali alle fotografie delle opere esposte, dalle opere di Beuys a quelle dei tre artisti contemporanei coinvolti.
Oltre al catalogo, abbiamo realizzato stampe e cartoline d’autore, tratte dalla serie originale The Felt Hat di Alessandro Rillo accompagnata da frasi iconiche di Beuys.
Abbiamo curato anche l’organizzazione dell’evento inaugurale del 25 luglio, realizzando tutti i materiali grafici necessari all’allestimento della mostra.
Ci siamo occupati del comunicato stampa e delle media relations (in collaborazione con LTM & Partners), contribuendo alla diffusione stampa del progetto. Parallelamente abbiamo raccontato R.O.S.A. sui canali social di Villa Rosa: un racconto dinamico che, partendo dalla copertura in diretta del vernissage, ha restituito l’atmosfera dell’evento attraverso le voci e le video-interviste raccolte sul campo con artisti, curatori e organizzatori.
Crediamo molto nel valore sociale e culturale di questo progetto, per questo abbiamo scelto di sostenerlo attivamente, offrendo un contributo concreto per supportare l’intera realizzazione dell’esposizione.
Comunicare una mostra non significa soltanto annunciarla. Significa darle un’identità, una voce e una forma riconoscibile. Tenere insieme il pensiero dei curatori, il lavoro degli artisti, il luogo che ospita il progetto, le persone che lo attraversano e il senso più profondo di ciò che viene esposto.
Nel caso di R.O.S.A., significava rendere chiaro un progetto denso, senza ridurne la complessità.
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